Laboratorio41 art gallery, Macerata, dal 21 giugno al 30 ottobre 2025. A cura di: Barbara Caterbetti.
“REQUIE(M)”
In virtù di tale orizzonte interpretativo, il ciclo Requie(m) (2024), che chiude la tetralogia Canto delle stagioni, è un’opera che nasce da una memoria recondita, sfocata e sfuggente, e dal tentativo di trattenere, attraverso la forma, l’eco lontana del padre perduto all’età di tre anni, figura mai pienamente posseduta, rimasta come segno sull’unica fotografia ritrovata casualmente, quella del trittico Nessun rumore… sssh! (2021). È a partire da questa fragile immagine che Giorgio Cutini avvia un processo di disarticolazione visiva e affettiva: una progressiva dissolvenza che, passando dal candore bianco al grigio sospeso, conduce al nero profondo, componendo tre gradi di evanescenza e focalizzazione, fino a rivelare un mezzo busto scosso da un gesto inquieto, su cui tenta di fissare, silenziosamente, la suggestione di ciò che resta.
Scrive Virginia Woolf in Gita al faro: «Ciò che s’erano tolti e avevano lasciato lì […] serbava ancora l’impronta umana». Anche gli oggetti, anche le stanze vuote parlano: sono presenze dell’assenza. Aprire un cassetto, sollevare il coperchio di una cassapanca sono gesti che ci mettono in contatto con una vita nascosta, ci fanno sentire a un tempo intrusi e custodi. Perché il mondo delle cose è silente, discreto, e ci somiglia più di quanto crediamo, in apparenza sommesso, ma che, nell’atto dello sguardo, diventa protesi immaginativa, strumento attraverso cui affrontiamo le intemperie che ci circondano.
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